Inferno

Scritto da Frieda Farnetti | 27 febbraio 2018 | Categoria: Altro

dante_alighieri_by_cattivissimame-d4lu4htEra una fredda sera di Dicembre. Mi stavo rilassando sulla mia poltrona guardando la televisione. Oltre che ai suoni della TV, sentivo lo scoppiettio delle legna nel camino e le forti urla del vento che sbattevano sulle finestre. Erano le 22:30; essendo stanco per una pesante giornata al lavoro, mi addormentai.

Quando mi svegliai, vidi davanti a me una figura umana che mi invitava a seguirla. Eravamo in una stanza poco illuminata e non riuscii a capire chi fosse quell’uomo. D’istinto mi alzai e lo seguii. Mi condusse davanti ad una porta e insieme a lui la varcai. Venni accecato da un bagliore fortissimo e riconobbi quell’uomo di media statura: aveva un volto lungo e un naso grande e a punta, sulle spalle era curvo e aveva una barba nera e dei capelli anch’essi neri. Era Dante Alighieri. Fui colto di sorpresa e svenni.

Quando ripresi i sensi, mi ritrovai con Dante accanto ad un enorme cancello di ferro. “Ti ho scelto per compiere il mio stesso viaggio nell’aldilà” mi disse il grande poeta “Questo è il grande cancello dell’Inferno. Fra pochi minuti si aprirà e noi dovremmo entrarci insieme alle altre anime che vogliono scoprire il loro destino”. Rimasi incredulo. Mi girai e alla mia destra vidi un immenso recinto di filo spinato e dentro di esso c’erano le anime delle persone dannate che sarebbero finite all’Inferno. Erano migliaia. Mi voltai poi verso la mia guida Dante e domandai: ”Tutte quelle anime…” Venni interrotto da un tuono proveniente da dietro il cancello. Pochi secondi dopo esso si aprì ed io, insieme all’anima del poeta, mi intrufolai all’interno dell’Inferno. Avevo paura e scoppiai a piangere. Le guardie all’ingresso non permettevano alle anime di scappare e le picchiavano incessantemente per costringerle a proseguire. Quando mi videro, afferrarono le loro spade e iniziarono a correre verso di me. Il cuore mi batteva forte. Proprio quando mi stavano per raggiungere, il sommo poeta si spostò davanti a me e allargò le braccia. Le guardie si fermarono. “Un mortale non può varcare il cancello!”. Dante rispose: ”Quest’uomo è stato scelto da me e da Dio per compiere questo viaggio nei cinque cerchi infernali e voi non potete contraddire una scelta di colui che tutto può!”. Dopo queste parole le guardie si fecero da parte e ci lasciarono passare.

Dopo una lunga camminata nel principale corridoio infernale, arrivammo davanti all’entrata del primo cerchio: il cerchio dei bulli. Prima di entrare, Dante mi prese la mano e mi disse:”Quello a cui andiamo incontro non è una cosa da poco. Lascia qui ora tutte le tue paure più profonde e solo a quel punto potrò condurti nella città dell’eterno dolore”. Io chiusi gli occhi e respirai profondamente. Ero pronto. Il poeta mi fece strada ed entrammo nel primo cerchio. “Tutte le anime che in vita si sono comportate come dei bulli, ora nell’Inferno sono sedute su una sedia e piangono come le loro vittime nella vita per l’eternità”. Il rumore dei pianti mi assordava e chiesi alla mia guida se potevamo uscire subito da questo cerchio. Lui annuì e mi fece strada fino all’uscita.

Ci ritrovammo in un altro corridoio e dopo un’altra lunga camminata, arrivammo davanti all’entrata del secondo cerchio: il cerchio dei ladri. Con molta paura per le cose viste nel primo cerchio, insieme al poeta entrai. “Tutte le anime che in vita hanno rubato o hanno desiderato cose d’altri, ora nell’inferno sono nude e non possiedono niente”. Rimasi pietrificato, mentre guardavo tutte quelle anime nude che soffrivano. Proseguendo il nostro viaggio, verso la metà del secondo cerchio, attirò la mia attenzione un uomo che piangeva seduto a terra. Fermai Dante e mi recai da lui. “Sei l’anima che soffre di più; voglio aiutarti. Racconta che ti è successo”. Dopo le mie parole, mi disse: ”Avevo una moglie e due figli. Ero felice. Un giorno però, un uomo strano in giacca e cravatta bussò alla porta di casa e mi costrinse a rubare un prezioso gioiello…” Si fermò un attimo e poi ricominciò. “Il giorno dopo, mi recai nella gioielleria alla quale si era riferito. Presi furtivamente il gioiello e me ne andai. Due ore dopo la polizia bussò alla mia porta e mi arrestò. Avevo fallito e colui che mi costrinse a rubare, pochi giorni dopo, mi fece visita in prigione e mi uccise. Ora ho nostalgia dei miei figli e di mia moglie. L’unica cosa che mi fa stare bene è pensare che, prima o poi, l’uomo che mi ha ridotto così finirà nel cerchio successivo”.

Proprio lì Dante e io ci recammo. Dopo un altro corridoio arrivammo all’entrata del terzo cerchio: il cerchio dei violenti e degli assassini. “Tutte le anime che in vita violentarono qualcuno o commisero omicidi, ora sono legate ad un palo e vengono continuamente picchiate”. Fino a quel punto, questa pena era quella che mi colpì maggiormente. Mentre osservavo tutte quelle persone soffrire, mi girava la testa e la mia bocca era troppo rigida per parlare. Attraversai tutto il cerchio in silenzio, ascoltando le urla delle anime dannate. Notai che anche il sommo poeta, ad un certo punto, abbassò lo sguardo e si fermò per sopportare tutta quella crudeltà.

Usciti dal terzo cerchio, camminammo lungo un altro corridoio e giungemmo all’entrata del quarto cerchio: il cerchio dei terroristi. Prima di entrare, urlai forte per scaricare tutta la paura. Entrai poco dopo. “Tutte le anime che in vita hanno compiuto atti terroristici, ora hanno paura di tutto e di tutti come le loro vittime”. Mentre Dante parlava, osservavo una scena raccapricciante. Tutte le anime urlavano per la paura delle altre anime. Correvano senza mai fermarsi e sbattevano fra di loro. Non era una pena fisica, ma psicologica. Rabbrividii e attraversai il cerchio insieme al poeta più velocemente possibile. Alla mia vista le anime si spaventavano ancora di più. Appena uscito da quel cerchio, mi girai verso la mia guida e dissi: ”Come possono queste anime sopportare tutto quel dolore?!” e lui a me: ”Come hanno potuto provocare tutto quel dolore nella loro vita?”. Dopo quelle parole tacqui e proseguii il cammino nel quinto corridoio.

Arrivammo all’entrata del quinto e ultimo cerchio: il cerchio dei pedofili. “Tutte le anime che in vita abusarono di bambini, ora ardono in piccoli fuochi”. Era proprio così; moltissime anime ardevano in piccoli fuochi senza mai morire. La loro pena era terribile. Tutti urlavano e si dimenavano. Molti si sdraiavano per terra e rotolavano nel tentativo di spegnere il fuoco. Guardai a sinistra e vidi un vecchio di circa ottant’anni che ardeva e urlava. A quella visione, svenni.

Mi risvegliai sulla mia poltrona. Il fuoco nel camino si era ormai spento. Il vento aveva smesso di urlare. Pensai che tutto il viaggio fosse stato solo un sogno, ma, frugando nella tasca della mia giacca, trovai un bigliettino con scritto: ”E poi che la sua mano a la mia pose con lieto volto, ond’io mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose”. Io avevo veramente viaggiato nell’Inferno…

 

Samuele, 2^C

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