Una giornata di vento

Scritto da Frieda Farnetti | 28 maggio 2019 | Categoria: Altro

screenshot_01Finalmente mi trovavo da sola. Non ne potevo più di quella noiosa guida turistica che continuava a blaterare di quadri, secondo lei, famosi, dipinti da degli artisti che non avevo mai sentito nominare. A me cosa interessava di persone che avevano spennellato su una tela! Quando non ho più sentito la voce stridula della donna che accompagnava me e il mio gruppo attraverso la mostra d’arte, mi sono seduta per terra con la schiena contro il muro bianco. Ero davanti a un quadro, dove era rappresentato un albero in mezzo a un prato, durante una giornata ventosa. Ho cominciato a osservarlo e mi sembrava quasi di sentire il suono delle raffiche di vento, l’aria fresca sulla pelle. Ho chiuso gli occhi, appoggiando la testa alla parete, pensando che quelle folate me le stavo immaginando. Ma quando ho riaperto gli occhi, sono stata accecata da dei raggi di sole. Quando sono riuscita a recuperare la vista, mi sono trovata davanti a uno sconfinato prato verde.
Ma c’era un particolare che mi incuriosiva e preoccupava allo stesso momento: gli arbusti in lontananza, le nuvole bianche, tutto non era “normale”, ma dipinto. Sì, proprio così, ogni filo d’erba era una pennellata. Emozionata, mi sono girata e ho trovato davanti a me un albero piegato dal vento. Allora ho capito: ero dentro al quadro! Mi sono distesa sul terreno ancora pieno di goccioline di rugiada, simili a cristalli. Nuvole bianche e soffici, come lo zucchero filato, macchiavano il cielo azzurrissimo, mentre degli uccellini spargevano dolci suoni nell’aria.
Ho tirato un sospiro di sollievo pensando che ero fortunata a trovarmi in un prato di campagna, invece che sulla cima del K2.
Mi sono alzata e, per poco, il forte vento non mi spediva a gambe all’aria.
In lontananza, ho visto un gruppo di arbusti e mi è venuto in mente quando facevo le gare di corsa con mia sorella. Allora, partendo da quel grande albero rugoso, ho cominciato a correre, i capelli scompigliati sulla faccia, l’aria che mi sbilanciava, il terreno morbido sotto i piedi. Quando sono arrivata alla meta, mi sono buttata sull’erba e, poco dopo, sfinita, mi sono addormentata.
Appena ho riaperto gli occhi, non vedevo più l’azzurro del cielo, non sentivo più il vento tra le foglie o il profumo dei fiori. Mi trovavo di nuovo nella mostra, le pareti bianche piene di quadri. Il dipinto con l’albero era al suo posto, una normalissima tela. Ma per me, lì dentro c’era un mondo, un mondo fatto non più solo di banalissime pennellate.

Roberta

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