Isola de Providenzia

Scritto da Frieda Farnetti | 17 aprile 2019 | Categoria: Avventura

negril-giamaicaMi chiamo Mary Watson e vivo in Giamaica assieme alla mia famiglia. Abbiamo una piccola piantagione di canna da zucchero e mio padre commercia un ottimo rum.

Oggi è una bruttissima giornata, perché ho scoperto che gli affari vanno male e che abbiamo accumulato molti debiti.

Quell’antipatico e odioso di mio cugino Caleb Baker ha costretto mio padre ad un ricatto: se io accetto di sposarlo, lui risolverà tutti i nostri problemi economici. Piuttosto che sposarlo mi ucciderei! Anzi, scapperò assieme a dei miei amici il più lontano possibile.

Il giorno dopo convinco Jack, Merry, Sam e John a fuggire con me in Florida.

Ci imbarchiamo senza pensarci tropo su una nave diretta ad Haiti con l’idea di raggiungerla.

Durante il viaggio, dopo aver preso una seconda nave, veniamo colti da un temporale che ci costringe a fermarci nel porto più vicino: Nassau.

Siamo fortunati a ritrovarci proprio in questa città delle Bahamas, perché qui vive lo zio di Jack, Derek Miller, presso il quale troveremo ospitalità.

Arrivati a casa sua, ci accorgiamo di non avere più molti soldi e pensiamo ad un modo per continuare il nostro viaggio.

Mentre Jack guarda fuori dalla finestra della casa che si affaccia sul porto, individua un veliero non molto grande, perfetto per concludere il viaggio: il suo nome è “White Pearl “.

Scopriamo che fa parte della flotta di mio cugino e così pensiamo di rubarla.

“Ottima idea!” dico io, ma non sappiamo ancora come fare. Lo zio di Jack, che è un marinaio, aveva navigato su quella nave, ma era stato punito ingiustamente e costretto a restare a terra. Conosce perfettamente la “White Pearl” e decide di aiutarci assieme ad altri tre suoi abili amici.

Al tramonto ci raduniamo tutti a casa ed escogitiamo un piano: far ubriacare l’uomo a guardia della nave e prendere il comando.

E così facciamo.

Saliamo in fretta con qualche provvista e salpiamo velocemente verso il mare aperto: è così che il nostro viaggio continua.

Il giorno successivo, Derek Miller mi chiama assieme a Jack e ci confida un segreto: “Io cambierei rotta; andrei a sud, verso il mare delle Antille e seguirei questa mappa che ho trovato anni fa”. Così dicendo ci mostra una mappa con disegnata un’isola sulla quale sembra esser stato sepolto un tesoro.

In questo momento penso: “Se trovassimo il tesoro, con la mia parte potrei saldare i debiti e non sarei obbligata a sposarmi! “.

Cambiamo subito rotta per andare verso il canale dello Yucatan, il Mare delle Antille e Panama.

Dopo alcuni giorni di navigazione verso sud-ovest, veniamo colti di sorpresa da una fortissima tempesta che durerà per molti giorni.

Trascorse le prime ventiquattro ore, due dei nostri marinai sono stati inghiottiti dalle onde e sono dispersi in mare.

Stiamo lottando contro la natura con tutte le nostre forze, ma temiamo di non resistere a lungo. Da un momento all’altro potremmo scomparire tra le onde e non rivedere mai più la nostra casa, le famiglie e la nostra terra.

Mentre cerco di tenere a bada le vele, penso che è stato folle scappare e forse morire per un ricatto. Non voglio però tornare, perché significherebbe arrendersi e quindi mi faccio coraggi e non mi guado indietro.

Ad un certo punto un’enorme onda si innalza sopra le nostre teste e poi il buio …

Sento la sabbia sotto il mio corpo, apro gli occhi: sono viva!

Mi alzo a fatica e cerco di capire dove sono. A pochi metri da me vedo i miei amici. Quando tutti arrivano a riva, cerco di capire se siamo vivi o morti.

Vedo il corpo di Sam, lo scuoto, non risponde. Lo chiamo:” Sam! Sam! Ti prego, svegliati! “. Ma non ottengo risposta e mi metto a piangere.

Con mio stupore vedo che John e Merry sono vivi e, in lacrime, corro loro incontro e li abbraccio.

Poi penso:” E Jack dove sarà? “. Subito dopo li terrore: “Oh no! Suo zio … era lui che aveva la mappa! “. Mi metto a cercarli disperata e poi vedo Jack: è chinato sul corpo disteso di suo zio. Corro a vedere cosa è successo.

Derek Miller sta morendo; mi consegna la mappa dell’isola e da questo capisco che non sopravvivrà. Mi fa cenno di avvicinarmi e mi sussurra all’orecchio con un filo di voce: ”Ora spetta a te il compito di guidarli … e di proteggerli … tienila sempre con te … “.  Non appena ci accorgiamo che Derek Miller non è più con noi, calde lacrime scorrono in silenzio sulle nostre guance. Ci asciughiamo i volti e iniziamo subito ad esplorare l’isola.

Tenendo la mappa sempre con me, dopo poche ore mi accorgo che il posto in cui ci troviamo è quello disegnato nella mappa.

Ha le stesse caratteristiche! Tutti esultano di gioia.

Costruiamo una capanna dove dormire e ripararci, ci procuriamo acqua e cibo e accendiamo un fuoco per riscaldarci. La notte passa tranquilla e io dormo serena.

La mattina successiva partiamo alla ricerca del tesoro.

Arriviamo ad una cascata e, come indicato sulla mappa passiamo dietro all’acqua ed entriamo in una grotta dove troviamo il tesoro. Lo riportiamo alla capanna e ce lo dividiamo.

Sono contentissima, perché risolverò i problemi della mia famiglia!

C’è ancora un problema, però: siamo bloccati sull’isola!   Non perdiamo la speranza e ogni sera accendiamo un fuoco e lo alimentiamo fino al mattino seguente per renderci visibili alle navi di passaggio.

Un pomeriggio, mentre passeggio sula riva, vedo un veliero in lontananza e corro dai miei amici esclamando: ” Presto! Accendete subito il fuoco! Non molto lontano da qui c’è un veliero, potremmo essere salvi! “

Dopo qualche tempo, un giovane sbarca sulla nostra isola: “ Salve! Mi chiamo James Tyler e sono un naturalista in viaggio. Voi chi siete? “. Io rispondo: “Sono Mary Watson e loro sono i miei amici Jack, Merry e John. Siamo sopravvissuti ad un naufragio, ma ora on sappiamo come tornare alle nostre case “.

“Posso offrirmi di accompagnarvi. Da dove venite? “

“ Veniamo dalla Giamaica “.

“ Io sono di Boston e sarà un piacere accompagnarvi a casa: non sono ancora mai stato nella vostra terra! “

Così, senza neanche pesarci un minuto, saliamo sulla nave e facciamo rotta verso casa.

Appena tornata, come prima cosa, saldo i debiti di famiglia e sono felice di annunciare che non mi sposerò con mio cugino Caleb.

Questa avventura ha portato con sé anche una piacevole sorpresa: ho imparato a conoscere James “ il naturalista “ e a poco a poco abbiamo scoperto di condividere tante passioni e ci siamo innamorati. Per questo abbiamo deciso di sposarci e di andare a vivere a Boston.

Durante uno dei nostri viaggi, siamo approdati nuovamente sull’ isola del naufragio e abbiamo deciso di battezzarla con il nome di “Isola de Providencia “ perché penso che sia stata proprio la Provvidenza a farci arrivare in questo posto, a farci trovare il tesoro e a cambiare completamente le nostre vite.

 

Matilde

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