Giovanni e Paolo

Scritto da Biancamaria Gonano | 4 giugno 2019 | Categoria: Notizie

Il 28 maggio ci siamo recati in aula video dove ci aspettavano due signore di Damatrà.

Con la professoressa Coletti avevamo già iniziato a parlare di questo argomento.La dedica era per Falcone e Borsellino, due magistrati che volevano, e ci sono anche riusciti,  opporsi alla mafia. Poi loro si sono presentate e hanno iniziato a farci alcune domande ad esempio: “per voi che cosa è la mafia?”  Poi hanno iniziato a raccontarci la storia di Falcone e Borsellino. Falcone quando nacque aveva i pugni chiusi e stretti, non piangeva e la cosa che mi ha colpito di più è che sul davanzale della finestra c’era una colomba. Tutti e due nacquero in casa. Poi andarono a scuola però non frequentavano la stessa scuola, ma avevano lo stesso ragionamento cioè quello di lottare contro la mafia. Falcone era in una classe in cui c’era un bullo chiamato Tonio che rubava i soldi a tutti per prendersi la merenda. Invece nella classe di Paolo non c’erano bulli, ma la loro maestra aveva un carattere molto brutto perché era gentile solo con i più ricchi della sua classe, cioè lui e altri suoi compagni, invece con i poveri si arrabbiava moltissimo e non era gentile. Invece la maestra di Giovanni era molto brava perché si sapeva adattare a qualsiasi persona. Giovanni si stufava molto facilmente anche in classe:  infatti lui dopo un po’ incominciava a giochicchiare con la gomma o con qualsiasi cosa che si trovava davanti  e lei lo faceva venire alla lavagna e gli faceva fare un disegno così lui si calmava. Paolo amava lo sport ed era bravissimo a giocare a calcio; aveva una casa grandissima perché la sua famiglia era numerosa perché ci vivevano i suoi genitori Maria e Diego, farmacisti e  suo zio  Ciccio che gli raccontava moltissime storie sui suoi viaggi in Africa. Giovanni aveva invece solo una sorella,  amava leggere libri e non molto lo sport. Poi passarono le elementari e arrivarono alle medie dove incontrarono i primi veri e propri bulli che facevano del male. Questi bulli prendevano in giro i bambini più piccoli e anche rubavano la merenda ai bambini. Tutti e due avevano lo stimolo di difendere i più piccoli, ma erano piccoli anche loro. Finite le medie arrivarono alle superiori sapendo già che cosa voler fare, cioè far rispettare le leggi al popolo. All’università incominciarono veramente a capire che cos’è la mafia. Quando andarono a lavorare come magistrati italiani la mafia capì subito che erano un pericolo per loro e cominciarono a temerli. In quel momento la mafia voleva uccidere Giovanni, ma lui viveva una vita molto difficile cioè non poteva avere figli, non usciva la sera a fare feste, andare al ristorante. Invece Paolo aveva tre figli che però teneva molto stretti sempre per paura.

Il 23 maggio 1992, Giovanni,  tornando da Roma arrivò con la scorta all’altezza di Capaci e 1000kg di tritolo lo fecero saltare in aria in auto. La sua più grande impresa è stato il maxi processo: quando lui e Paolo condannarono moltissimi mafiosi,quasi un centinaio.

La presentazione mi è piaciuta moltissimo e la cosa che mi ha colpito di più è il maxiprocesso e la morte dei due grandi magistrati.

Diego T., classe 1A

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